TINA MAGNI

TINA  MAGNI

Tina Magni (26 aprile 1912 – 23 agosto 1997), insegnante, è stata diligente studiosa della storia locale, ma anche attenta osservatrice e custode della vita quotidiana a Brugherio. Ha indagato con particolare attenzione la storia della Parrocchia San Bartolomeo, nata nel 1578. Ha contribuito alla realizzazione di diversi libri e di calendari editi dalla Cooperativa Agricola di Consumo.

Attingeremo dal materiale che ha raccolto e rielaborato per proporre innanzitutto uno sguardo al secolo scorso. Nell’ottobre del 1981 – e fino alla primavera successiva – Tina Magni si mise a raccontare, attraverso Radio Proposta, la storia di Brugherio, descrivendo le varie vie del centro, del “paes” come dicevano tutti, e la vita delle famiglie che le abitavano. Vicende a volte strane e originali, a volte semplici e banali, che però ci mostrano in modo genuino lo scorrere della vita quotidiana.

La lettura di queste pagine permette, a chi conosce Brugherio, di verificare che, a oltre trent’anni di distanza, molte cose sono cambiate: nascita e spostamenti di negozi, abbattimenti e ricostruzioni, che hanno di nuovo mutato e continuamente cambiano il paesaggio cittadino.

 

Un sentito ringraziamento ai nipoti che hanno ben accolto e approvato la proposta di pubblicare i testi realizzati dalla zia.

 

 

1981-1982

DOSSIER BRUGHERIO

 

1 – La Piazzetta

 

Mi piace il titolo di questa nuova rubrica.

Penso che molti ascoltatori la gradiranno: richiamerà alla loro memoria un luogo, un fatto, una persona, un giorno particolare.

Penso soprattutto che altri brugheresi (non solo gli indigeni, nati e cresciuti all’ombra del campanile, ma anche chi vi è approdato da altri lidi) si sentiranno invogliati a partecipare con un loro apporto (es.: quando sono arrivato a Brugherio nel 19…), così da renderla sempre più seguita.

Fatto questo invito a chi mi seguirà, inizio con un flash retrospettivo su “la piazzetta”.

Qui è d’obbligo un salto (… di parecchi anni) nel tempo.

Chi vi parla ha i capelli grigi, non abita più in piazzetta, ma vi è nata, vi ha passato gli anni dell’infanzia, carichi di impressioni e ricordi.

piazza noseda 2

LA PIAZZETTA era una parte della Piazza Noseda (ora Piazza Cesare Battisti), era alberata: due file parallele: alte robinie e grossi tigli, era esclusa dal traffico, perché delimitata da alti paracarri e da panchine di pietra.

Era il nostro campo giochi: i quattro cantoni, la passerella, la corda, la brusiga. Era un luogo di incontri, di osservazioni.

Facciamo un rapido giro, un po’ topografico e un po’ revival. Guardiamo il lato est: dove c’è ora la banca, c’era la casa Teruzzi con la butega de legnamè del sciur Alfredo; alla sua destra la casa de la sciura Luisa Viganò (la mamma della maestra Francesca Viganò, della signora Paola Cazzaniga), di seguito i cà di Magnit: il mio papà, el Mili di Magn, e lo zio Carlo, poi trasferitosi a Baraggia.

L’unica rimasta in piedi è quella del Mili di Magn, un po’ modificata per l’apertura di due negozi; quella dello zio Carlo è stata abbattuta: è sorta la casa con la farmacia.

 

Una curiosità: questa piazzetta era anche chiamata la piasa di tusan (la piazza delle ragazze): in quindici anni nelle tre case Teruzzi, Viganò e Magni erano nate solo bambine, 10 bambine.

Guardiamo la Villa Fiorita: io la ricordo come Villa Noseda. Ricordo la nonna che raccontava di questi signori che abitavano a Milano e venivano qui in villeggiatura. Arrivavano in carrozza e buttavano dolci e monetine ai ragazzi, che per raccoglierli andavano a rischio di finire fra le zampe dei cavalli.

Avevano fatto una fortuna fornendo paglia e foraggi all’imperial regio governo austriaco: i loro contadini hanno ancora oggi il soprannome: i Paitt (sono le diverse famiglie Meroni originarie del cortile). Ricordo il sciur Peder fatur, che abitava nella portineria e usava offrire la presa di tabacco agli amici.

I Noseda vendettero nel 1920 circa ai Bertani: sorse il lanificio Filippo Bertani, che segnò una svolta nella vita economica del nostro paese, che cominciava a risentire della crisi delle sue filande.

Il lanificio entrò presto in crisi, ma per una decina d’anni la manodopera femminile locale ne ebbe un grande vantaggio. Dopo un paio di passaggi di proprietà venne comperato dai Marzotto.

Il signor Bertani viaggiava su una limousine nera guidata dall’autista e la cosa faceva un certo effetto ai brugheresi che vedevano ancora il traballante biroccino del Dottor Casati e le poche carrozze dei signori: il brum dei signori Cazzaniga, il landò dei signori Balconi. Il resto del traffico era tutto agricolo: i carri di fieno, carrettini di concime, bonze maleodoranti andavano e venivano dal cortile dei Paitt (quello che fa angolo con via De Gasperi) e dal cortile de Pinun (all’angolo con via Veneto). Un ricordo di quel cortile è la Madonnina, inserita ora nella casa Sangalli.

PIAZZA NOSEDA 1

Il giro è quasi finito: dove ci sono ora i negozi di cartoleria, di alimentari, di biciclette, dove c’è la casa del popolo e la prima casa di via Cavour, c’era un’unica proprietà Bramati che arrivava fino all’angolo di via Mazzini. Sulla Piazza si affacciava il cancello della signora Rosalia: un breve vialetto, poi la casa seminascosta nel verde. Alla sua destra un giardino che occupava l’area di via Gramsci e delle sue recenti costruzioni. Un vero peccato l’abbattimento della Villa Bramati in Via Cavour, un’architettura di fine ‘700 o inizio ‘800: sulla facciata un portico e tre arcate della stessa proporzione di Villa Noseda.

Prima dei Bramati era stata dei Norsa di Milano; prima ancora pare appartenesse a una famiglia Missori.

 

La ricognizione della piazza sarebbe finita.

Qui però vorrei inserire un ricordo che farà rivivere un po’ di festa ai meno giovani: la festa del paese.

Non so, pensandoci oggi, come facevamo a starci, sotto le piante della piazzetta la giostra, l’altalena, il tiro a segno e i banchetti di dolci e i carrozzoni dei proprietari di questi giochi, ma ci stavano. Per una settimana o poco meno, per la Madonna del Rosario in ottobre, la nostra casa era sommersa da luci, suoni, spari.

Per i grandi era forse un fastidio, per noi era un divertimento unico. L’altalena a barchette per noi era un rischio emozionante. Da un organetto uscivano ad alto volume le canzoni più in voga.

La Gina, una ragazza che aiutava la mamma nei lavori di casa, aveva imparato: “Se me ne importa a me se non sono bella… se ho l’amante mio che fa il pittore e mi dipingerà come una stella…” e la cantava abbondantemente.

Qualche volta la festa aveva un’altra attrattiva: l’albero della cuccagna. Venivano, ma raramente, i saltimbanchi: piccolo cerchio di panchine di legno, pedana coperta di sacchi, luci ad acetilene; due o tre clown molto infarinati che ci facevano ridere, ridere, qualche acrobazia sul filo steso fra due pali, ed era un avvenimento.

via italia 4

Torniamo alla nostra festa: la piazza piena di gente vociante diventava all’improvviso silenziosa ed attenta, perché passava la processione. La rivedo: veniva da Via Cavour, lenta, cadenzata. Non mi ricordo se davanti vi fossero bambine, mi pare la aprissero le Figlie di Maria in abito bianco lungo con fascia azzurra, velo bianco a mantello, poi ragazze in abito scuro, nastro da angiolette o aspiranti; le donne in nero, quelle della Scuola del SS. Sacramento con nastro rosso e candela accesa. I ragazzi dell’oratorio coloravano, con mantelline verdi e azzurre, su veste bianca, la fila. Gli scolari, mantellina rossa, precedevano il baldacchino, altri lo reggevano. Lo spazio fra le due file brillava di stendardi, retti a fatica e ondeggianti. Ricordo le alte cinture di cuoio portate dalle donne che reggevano le grandi croci.

Arrivava il baldacchino splendente. Tutti si inginocchiavano, guardavano l’Ostensorio scintillante e si segnavano, lentamente, lo sguardo seguiva il Signore che passava, mente e cuore vi indirizzavano messaggi segreti.

Si scioglievano poi le campane della Benedizione: un’onda di suoni che sostava nell’aria, si gonfiava, si scioglieva, riprendeva festosa, dava un senso di benefica distribuzione di gioia.

Così, nel ricordo, la mia piazzetta.

 

2 ottobre 1981                                                                                 Tina Magni

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